Mercoledì scorso, il 28 novembre 2018, il gommista di Monte San Savino (in provincia di Arezzo), che ha ucciso un giovane moldavo che, con un presunto complice ha tentato di rapinarlo in azienda, è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio colposo per eccesso di legittima difesa.

Il commerciante, che ha rivelato di aver subito numerosi furti nel corso degli anni (all’incirca 38, anche se finora i Carabinieri sono stati in grado di confermare solo 6 denunce a partire dal 2014 in poi: due per furto avvenuto e 4 per tentato furto) al momento è ritornato nel suo luogo di lavoro in attesa che le indagini riescano a ricostruire quanto è realmente accaduto.

A rendere più amara questa vicenda in corso di chiarimento è il comportamento di parte di coloro che si sono dichiarati “solidali” con l’uomo, riversando su Facebook veri e propri “proclami d’odio” e chiedendo “azioni punitive” nei confronti di tutti i migranti illegali che siano o meno colpevoli di qualcosa, per evitare vicende del genere (e il fatto che costui si consideri “con il cuore spezzato per aver ucciso un uomo” contribuisce a far comprendere quanto la situazione rischi di degenerare).

Finora le uniche informazioni emerse sulla vittima è che era un latitante con numerosi precedenti per furto, mentre sul “complice” che fungeva da palo non è emerso nulla, neanche una prova che lui esista realmente, portando a domandarsi cosa sia accaduto realmente, ponendo il dubbio sulla completa credibilità della versione del gommista, che al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere, ponendo quesiti che portano a domande che sarebbe preferibile non porsi.

Stiamo rischiando un’escalation di “giustizia fai da te?”. Dobbiamo sperare che ciò non avvenga mai.