C’è tanto frastuono in merito alla salvaguardia dell’ambiente. Manifestazioni, scioperi, ideologie e … tante contraddizioni. Tanta frenesia, tanti allarmismi ma anche tante falsità. Una cosa è certa. Il pianeta sta soffrendo. Ma non è, come dicono molti scienziati, il cambiamento climatico da tenere sott’occhio. Piuttosto una politica personale di correttezza e rispetto per l’ambiente. Quanta ipocrsia c’è in giro in chi, pensando astrattamente all’ambiente, alla salvaguardia del pianeta, al bene dell’umanità, si ritrova ad usare più plastica di prima, ad usare mezzi e strumenti anche tecnologici in maniera sfrenata senza pensare che il problema può essere affrontato o deve essere affrontato a partire da ciò che si può fare nel piccolo. Di sicuro un richiamo alle istituzioni e ai governi va fatto ma non c’è cosa migliore che partire da una guardata allo specchio.

Eppure la cara Italia, prima in Europa per biodiversità, è anche tra le nazioni che hanno fatto più passi avanti nella lotta ai cambiamenti climatici negli ultimi anni, nonostante una percezione del problema ambientale ancora da rafforzare e il permanere di grandi questioni che minacciano la salute dei suoi abitanti e i suoi fragili ecosistemi.

I singoli, ripetono i giovani che hanno manifestato il 27 settembre in marcia, possono fare molto. A partire da un cambiamento necessario negli stili di vita, come un calo nella condivisione dei mezzi di trasporto, un maggiore riciclo, maggiore attenzione ai propri modi di operare.

Gli accordi della Cop21 non sono stati rispettati, troppi leader non hanno fatto la loro parte. Solo ieri, l’Onu ci ha ricordato come un quarto delle malattie del pianeta siano da attribuire agli effetti dell’inquinamento. Ma di fronte a tanti allarmismi una voce chiara si è elevata in questi giorni da parte di un giornalista di Sky News Australia ai giovani che hanno recentemente “manifestato” per il clima:

“Voi siete la prima generazione che ha preteso l’aria condizionata in ogni sala d’aula; le vostre lezioni sono tutte fatte al computer; avete un televisore in ogni stanza; passate tutta la giornata a usare mezzi elettronici; invece di camminare a scuola prendete una flotta di mezzi privati che intasano le vie pubbliche. Siete i maggiori consumatori di beni di consumo di tutta la storia, comperando in continuazione i più costosi capi di abbigliamento per essere ‘trendy’; la vostra protesta è pubblicizzata con mezzi digitali e elettronici.

“Ragazzi, prima di protestare, spegnete l’aria condizionata, andate a scuola a piedi, spegnete i vostri telefonini e leggete un libro, fatevi un panino invece di acquistare cibo confezionato.

“Niente di ciò accadrà, perché siete egoisti, avete dimenticato l’uso del buongiorno, grazie, permesso, scusa, non usate la sensibilità e l’empatia verso i vostri coetanei e compagni di classe che vedete ogni giorno bullizzati e umiliati, standovene lì a guardare senza agire per difendere i più deboli !! Scegliete il comparire nei social invece di socializzare tra di voi, v’impegnate a organizzare rave invece di un pic-nic all’aria aperta, mancate di rispetto a professori, adulti e anziani, invece di essere interessati alle cose che possono insegnarvi!! Siete manipolati da persone che vi usano, proclamando di avere una causa nobile mentre vi trastullate nel lusso occidentale più sfrenato. Svegliatevi, maturate e chiudete la bocca. Informatevi dei fatti prima di protestare!”. Forse un po’ dura ma è un chiaro richiamo a ciò che si accennava prima e cioè che il problema se non si tenta di risolverlo da un’attenzione al personale modo di vivere, non potrà essere facilmente risolto.

Già qualche anno fa Papa Giovanni Paolo II pronunciò queste parole attualissime ancora adesso: “Purtroppo, se lo sguardo percorre le regioni del nostro pianeta, ci si accorge subito che l’umanità ha deluso l’attesa divina. Soprattutto nel nostro tempo, l’uomo ha devastato senza esitazioni pianure e valli boscose, inquinato le acque, deformato l’habitat della terra, reso irrespirabile l’aria, sconvolto i sistemi idro-geologici e atmosferici, desertificato spazi verdeggianti, compiuto forme di industrializzazione selvaggia, umiliando – per usare un’immagine di Dante Alighieri (Paradiso, XXII, 151) – quell’”aiuola” che è la terra, nostra dimora.”

(S. Giovanni Paolo II, Catechesi del 17 gennaio 2001)