E’ un grande conforto al mattino cominciare la giornata con la Santa Messa nella chiesa di Santa Marta presieduta dal Papa. E’ un momento di grazia. Un aiuto per assumere una posizione critica nei confronti del momento grave che si sta vivendo e un momento di giudizio e riflessione sulle nostre giornate spesso ripetitive, ora, almeno nei gesti.

Il giudizio del Papa nasce dalla consapevolezza di una realtà spesso turbata e macchiata da eventi legati a coscienze malsane. Tali giudizi sono quanto mai attuali e profondi e riescono a cogliere i dettagli di una giornata e di una vita spesso sovrabbondante di eventi e povera di giudizio. In questo periodo, dove le parti si invertono, nel senso che si può far prevalere finalmente una riflessione su una realtà “ridotta” e povera di fatti, ci si può soffermare su osservazioni e indicazioni provenienti dalla sua esperienza. Ultimamente, sottolineando la generosità di tante persone che si prodigano nel fare opere buone, non è mancato un appello all’attenzione per certa gente che non manca, invece, di studiare e organizzare gesti di “ordinaria malignità”: In questi momenti di turbamento, di difficoltà, di dolore, tante volte alla gente viene la possibilità di fare una o l’altra cosa, tante cose buone. Ma anche non manca che a qualcuno venga l’idea di fare qualcosa non tanto buona, approfittare del momento e approfittarne per se stesso, per il proprio guadagno. Preghiamo oggi perché il Signore ci dia a tutti una coscienza retta, una coscienza trasparente, che possa farsi vedere da Dio senza vergognarsi.

La tentazione per tutti è così: incomincia con poca cosa, un desiderio, un’idea cresce e si contagia con altri e alla fine si giustifica. E così siccome la si è giustificata si è tranquilli. E’ sempre un processo lento la tentazione, difficilmente viene d’un colpo. Il Papa ha detto che dobbiamo avere l’abitudine a vedere la tentazione in noi, questo processo che cambia il cuore di ognuno. A cominciare da noi.

“Nella lotta contro il male… quale ragione possiamo avere per ingaggiare questa lotta? Solo un amore a noi stessi. Infatti, perfino il dolore più profondo ci può portare a scoprire orizzonti assolutamente sconosciuti; ma per aprirsi a questa possibilità occorre guardarlo con quella apertura positiva che definisce la natura più profonda della libertà umana”: (Fede e solitudine, Tracce, febbraio 2020, J. Carron).

“…esisteranno sempre delle circostanze, buone e cattive, che dovranno essere accettate, il che non impedisce poi che uno si dedichi a migliorare quelle cattive. Però si deve sapere per quali motivi si lotta e si deve cominciare da noi stessi, ogni giorno daccapo”. (Diario, Adelphi, Etty Hillesum).