Tutti abbiamo intonato almeno una volta la canzone “Munastero ‘e Santa Chiara… tengo ‘o core scure scure… e indubbiamente il dolore fa rifermento alla bomba che cadde il 4 agosto del ’43.

Ma nella gotica Basilica di Santa Chiara, che rappresenta uno dei più importanti complessi monastici di Napoli realizzata dall’architetto Gagliardo Primario tra il 1310 e il 1328 per volere di Roberto D’Angiò e della moglie Sancha di Maiorca, si cela qualcosa di oscuro. Oltre a diversi avvenimenti importanti in questo luogo della storia e della bellezza si confonde e nasconde un mistero.

Ancora oggi si parla di una presenza, di uno spirito o fantasma che si muove tra le mura del luogo.

Qualcuno lo ha descritto come una figura femminile sia Sancha che dal 28 luglio del 1345, giorno in cui la donna venne tumulata nel monastero delle Clarisse, vaga per la il monastero, tra i chiostri adiacenti, i viottoli e i suoi giardini. Proprio lei che per scelta si ritirò nel convento delle monache (visto che da giovane voleva farne parte). Sancha, apparirebbe vestita con un abito lungo e cammina a passo lento senza meta con il capo chino e pregando. Il suo viso è triste ma con un’espressione terrificante, quest’ultima quando la si incontra alza lo sguardo spaventando il povero passante.

Lo spirito di Sancha ed il suo volto bagnato dalle lacrime non sono stati mai descritti in modo perfetto, poiché si narra che chiunque abbia osato disturbare la sua preghiera abbia immediatamente perso la vita.

Altri pensano sia il fantasma di Giovanna I d’Angiò la quale fu fatta assassinare da Carlo di Durazzo il 12 maggio del 1382, e che vaghi per vendicarsi, senza trovare pace ma la sovrana non si sa con sicurezza se è sepolta nella chiesa napoletana o in un’altra zona. Molti sostengono che la sua tomba venne sepolta in un luogo sconosciuto in una zona della sagrestia di Santa Chiara.

Forse fu seppellita nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Monte Sant’Angelo dove Giovanna I soggiornò nel castello e nella suddetta chiesa, da lei fatta costruire nel 1351, perché vi è una lastra tombale con effigie giacente della regina; o forse nel suo sarcofago, un tempo posizionato nella zona centrale del coro, poi sistemato nel 1676 a destra dell’ingresso principale, con un’iscrizione a ricordo dell’evento. Sicuramente il suo spirito è disperato in cerca di pace.

Sicuramente che sia Sancha o che sia Giovanna I dobbiamo sperare che non incrociamo il loro vagare ma soprattutto il loro sguardo.