I “crimini” di Landru, determinati dallo “stato di indigenza” nel quale versava la sua famiglia, ebbero inizio nel 1915 quando si spacciava per un ricco vedovo e seduceva donne sole e ricche. Con la “scusa” di farsi sposare, faceva firmare loro delle procure che sfruttava per incamerare i loro beni, per poi strangolarle e bruciarne i corpi, precedentemente smembrati. Nonostante le segnalazioni dei suoi vicini, che vivevano a Gambais – Seine-et-Oise nel dipartimento di Yvelines – la polizia non riuscì mai a coglierlo sul fatto durante le ispezioni nella sua villa isolata. Il suo riuscire a rimanere nell’ombra per quattro anni fu avvantaggiato dal fatto che, meticolosamente, ripuliva il forno eliminando non solo la cenere, ma anche i residui nonostante il perenne odore pestilenziale che da esso proveniva.

Solo il 12 aprile 1919, grazie alle denunce di alcuni parenti di una sua vittima, fu arrestato con l’accusa di truffa ed appropriazione indebita, accura rapidamente trasformata in omicidio per la morte di dieci donne. Il processo, tenutosi il 7 novembre 1921 davanti alla Corte d’assise di Seine-et-Oise nella sede di Versailles, lo vide ammettere solo le truffe e non le morti, poiché vi erano scarse prove materiali e molte circostanziali. A farlo condannare, un’agendina dove aveva annotato ogni minima spesa, tranne quelle di ritorno delle sue vittime, e la cucina a legna, trasportata in tribunale, dalla quale riemersero denti e frammenti di ossa umane, parzialmente occultati in giardino. Il 30 novembre 1921 fu condannato a morte, e la sentenza per ghigliottina avvenne nel cortile della prigione di St. Pierre a Versailles.

Meritevole di citazione è la graphic novel di Christophe Chabouté, Henri Desire Landru, nella quale si ipotizza che abbia avuto dei complici che si sarebbero occupati dell’eliminazione dei corpi intascando una percentuale. Una volta catturato, avrebbe fornito le identità dei suoi “collaboratori” – uno dei quali un soldato rimasto per metà sfigurato in viso da una bomba – spingendo la procura a nascondere la verità per non screditare l’esercito, uscito danneggiato dall’affare Dreyfuss. La sua esecuzione sarebbe stata “simulata” e una testa appositamente “preparata” usata per far credere nella sua riuscita. In realtà, sia lui che i complici venivano eliminati per evitare “sorprese future” che avrebbero potuto creare problemi al Paese.