Non è facile rapportarsi ad un ragazzo portatore di handicap. Immediatamente ci si lascia prendere da un raccapricciante pietismo che proprio a loro risulta evidente. Troppo spesso ci si lascia prendere da un mielismo raccapricciante pensando di avere di fronte ragazzi che non hanno l’intelligenza per leggere la realtà. Di fronte a certe situazioni solo un sano realismo può aiutare a considerare la loro vita. 

Il sentimento che tutti proviamo davanti a un disabile è complesso. Erano gli anni Ottanta quando un noto psicanalista scandalizzò molti suoi uditori dicendo che un disabile è brutto. Una ragazza disabile, recentemente, sosteneva che, nell’essere stata offesa da una baby gang, era meglio essere difettosa nel fisico che mancante di cuore come quei ragazzotti. Come dire, ognuno di noi, se è cosciente del proprio essere, avrà la percezione di non essere perfetto. In qualche modo, cioè, ciascuno di noi è mancante. Ognuno ha la sua privazione fisica o mentale.

In ambito scolastico si osservava che, rispetto alle propensioni e ai tempi di maturità di alcuni alunni, ognuno ha, inesorabilmente, il suo bagaglio di attitudini, i suoi tempi, le proprie passioni e innate capacità. Giudicarlo perché è bravo in italiano e non in Educazione Fisica o in Matematica e non in Arte non mette e non toglie nulla alla vita di ciascuno. Giudicare un pesce perché non sa salire su un albero o un uomo perché non sa volare non dice nulla alla meraviglia delle altre infinite capacità che ciascuno ha.

Serve poco la retorica che mostra una vita riuscita nello sport, nella famiglia, nel lavoro per alcuni disabili, incentivo agli altri meno tenaci e fortunati. Resta il grande sacrificio di un limite lungo come la vita.

Gli episodi di disprezzo dei minori, dei deboli, degli anziani sembrano aumentare in un mondo che si inaridisce. Occorrerebbe un supplemento d’anima, una fonte fresca di lacrime, un amore che prescinda dal puro ricavo o da una resa economica e produttiva. Occorre cominciare a pensare, come già un familiare fa, a quanto amore riesce a dare una persona meno fortunata, a quanta fortuna invece ha chi gli sta attorno. Coloro che si dedicano alle persone disabili, siano i famigliari, medici o gli amici, sono un grande esempio di amore, un inno feriale alla vittoria della vita (L. Cioni). Ettore Bassi ai microfoni di Ballando con le Stelle, ha recentemente confessato, rispetto alla figlia down: “La cosa meravigliosa di tutto questo è che le risposte te le dà lei”. I bambini sono magici in questo: “È una grande maestra di vita per noi, è una scoperta continua. Mi ha insegnato che la vita è un viaggio sorprendente al quale bisogna aprirsi con fiducia. Arriva sempre in positivo, sempre in senso di evoluzione, di bellezza e di felicità”.

Ma questo perpetuarsi di un’ignoranza attiva e nefasta grava come un senso di colpa che è illusorio rimuovere sul nostro mondo in gran parte, oramai, ostile alla vita.