Un uomo è scomparso da più di un anno e Grazia Fichera, la moglie, lamenta la fuga d’amore del marito in Brasile con la sua amante. “Mio marito? Quel miserabile. È scappato in Brasile con la sua amante, si è portato via tutti i soldi. E mi ha lasciata da sola con due figli. Se lo avessi fra le mani lo ammazzerei…”. È questa la spiegazione, insieme ad altre inconcludenti, che tanto lei quanto i figli danno in paese a tutti coloro che non riescono a spiegarsi come mai Graziano sembri scomparso nel nulla.

Ma notizie chiarificatrici arrivano il 21 settembre 1992 a seguito della raccapricciante scoperta fatta dai carabinieri di Pinerolo. Il cadavere di Graziano Bauso è da 13 mesi chiuso in un congelatore e seppellito nel capanno attiguo alla casa.

La storia dei due coniugi è uguale a quella di tanti altri, che emigrati dalla Sicilia sperano di trovare fortuna nel nord Italia. Grazia Fichera 43 anni originaria della provincia di Enna è un’operaia della Fiat e risiede a None a 20 km da Torino. Suo marito Graziano 45 anni, anch’egli siciliano, fa il manovale in un’officina meccanica.

Strane chiacchiere in merito ad un possibile ricatto a danno della famiglia, giungono alle orecchie dei carabinieri; ed ecco scattate le indagini che vedono in manette, con l’accusa di omicidio premeditato, Grazia, il figlio Vito di 18 anni e la figlia 20enne Francamaria, mentre un’amica, una certa Romilda Odin di 23 anni, è sparita da alcuni mesi. In arresto è finito anche Marcello Fornerone 27 anni, accusato di estorsione, e proprio il suo tentativo di ricatto ha insospettito le forze dell’ordine. I tre in custodia hanno confessato subito, raccontando tranquillamente che da 13 mesi hanno assassinato Graziano.

Arrivati 20 anni prima dalla Sicilia, lui è aggressivo e collerico, con la passione per la caccia e le armi. Donnaiolo oltre che padre-padrone, si fa consegnare tutto ciò che i congiunti guadagnano col duro lavoro e troppo spesso picchia moglie e figlia; tanto che urla e pianti non sono una novità per i vicini, che più volte hanno riscontrato sulle due donne i lividi a seguito delle percosse. Inizialmente i Bauso si sono stabiliti nella cosiddetta ‘casa delle streghe’, qualche anno dopo si trasferiscono scegliendo una cascina a due piani alle porte del paese, con un cortile e un capannone per gli attrezzi.

La gente chiama quel luogo la “casa delle Masche”, e proprio perché evidentemente luogo di raccapriccianti leggende, Graziano riesce ad acquistarla per pochi milioni. Il posto è isolato, ed è proprio lì che il suo carattere peggiora. “Botte da orbi, ogni giorno – racconta la moglie – ripeteva che se fossimo andati dai carabinieri ci avrebbe ucciso. E la situazione è precipitata quando l’officina meccanica per cui lavorava, la ‘ Biglia’, è fallita nel 1987…”. Un ménage insostenibile, con le violenze domestiche che aumentano di giorno in giorno, fino a quando Francamaria, la figlia, conosce al pub dove lavora, Romilda Odin, nota tossicodipendente a cui racconta gli abusi che i membri della sua famiglia subiscono dal padre. A tali parole, questa si offre di “risolvere” il loro problema. All’unisono accettano la proposta pur di far cessare la tirannia di cui sono vittime.

L’intenzione è chiaramente quella di uccidere Graziano, ed alle parole: “Mi occupo di tutto io: basta che alla fine ci sia qualcosa anche per me…” probabilmente tutti hanno tirato un sospiro di sollievo. L’idea prende forma e la sera dell’8 agosto del 1991 Romilda è invitata a cena a casa dei Bauso. La ragazza porta con sé diverse pastiglie di sonnifero che fa sciogliere nella minestra dell’uomo, il quale va subito a letto cadendo in un sonno profondo. È adesso che la Odin prepara una siringa di morfina, che con una dose letale gli stronca la vita dopo mezz’ora. “Non sapevamo dove nascondere il cadavere – racconta ancora la moglie- allora abbiamo svuotato il congelatore e ce l’abbiamo buttato dentro a capofitto…”.

Passa un mese, Graziano è nel freezer, in cucina, e la quiete pervade nuovamente la famiglia che riprende a vivere. È scappato con l’amante in Sudamerica…, è in Sicilia dai genitori…, è via per lavoro”, continuano a dichiarare tutti e tre alle domande sempre più pressanti di amici e vicini e così nessuno ne denuncia la scomparsa ai carabinieri. A metà settembre i complici decidono di trasferire il cadavere; forse tenerlo in casa è troppo pericoloso o raccapricciante e così, il congelatore viene riempito di acido muriatico e calce viva, e seppellito in una fossa profonda un metro scavata nel capanno degli attrezzi. Vito, il figlio, è muratore e così è lui ad occuparsi di sigillare il freddo sepolcro con scagliola e cemento. Il 20 ottobre, in occasione del censimento, Graziano Bauso viene dichiarato “residente e presente” dai familiari.

Ma ecco arrivato il momento per Romilda Odin di riscattare il compenso dovuto per il mortale servizio reso: “Pagatemi, oppure vado a raccontare tutto a chi immaginate”. La ragazza riceve inizialmente 18 milioni, ed altri 12 riesce ad estorcerli alla famiglia il suo “fidanzato“, un tunisino con cui scompare qualche tempo dopo. Ma le pene per l’atto compiuto, non sono ancora finite, soprattutto per Grazia, perché a distanza di mesi, altri soggetti iniziano a ricattarli: in particolare Marcello Farnerone, anche lui tossicodipendente ed amico della Odin, a cui la donna ha raccontato dell’omicidio. A costui vengono consegnati 4 milioni per garantirne il silenzio, ed altri 5 in cambio dell’aiuto per far sparire per sempre il cadavere. Ma i soldi sono finiti e Grazia disperata iscrive un’ipoteca sulla casa pur di raggranellare un po’ di denaro. È a questo punto che giungono ai militari voci in merito alla provenienza dei soldi con cui Farnerone si rifornisce di droga, voci sufficienti a far scattare un’indagine. Il telefono dei Bauso è messo sotto controllo e le intercettazioni confermano i sospetti. Grazia ha messo in vendita la casa ed è pronta a scappare con i figli. Assolutamente tempestivo è l’intervento dei carabinieri, che la mattina del 21 settembre 1992 consente di mettere in manette gli assassini. Si passa al recupero dei resti di Graziano Bauso, ma l’impresa appare impossibile e così vengono trasferiti all’obitorio di Pinerolo all’interno del freezer. Ai carabinieri la moglie mormora solo: “Bravi, mi avete tolto un peso. Ora, almeno, a quel congelatore in cortile non ci penserò più…”. 

Fonte foto: Unità 22/09/1992