Sicuramente e frequentemente vi è capitato di incontrare per strada persone che sbuffano, si dimostrano impazienti, hanno un viso serioso e camminano velocemente, come se dovessero fare qualcosa di importante ed urgentemente.

Ho cercato di studiarli e continuo a farlo. Appartengono a tutte le generazioni dalla più giovane alla più vecchia. Talvolta non si accorgono neppure di urtare per strada altre persone nella loro corsa affannosa e frettolosa. Ma dove vanno? Mi ricordo di un magnifico film in un altro contesto: “Quo vadis”, dove San Pietro sta fuggendo da Roma per evitare il sicuro martirio a cui verrebbe sottoposto, se ritornasse in città (siamo al tempo di Nerone), ma sulla via Appia gli appare Gesù che cammina in direzione opposta alla sua verso Roma, chiaro segno per Pietro, cioè l’invito a tornare in città e subire il sicuro martirio.

Ma qui non siamo all’epoca di Gesù. Qualcosa è cambiato e sta cambiando veramente; la gente nasconde evidentemente i propri problemi, o vorrebbe risolverli in un attimo, o peggio, non ha nulla da risolvere, perché si tratta di un vero e proprio inutile atteggiamento. Oppure, quante volte salta un appuntamento tra due persone, per vari motivi, e l’uno ripete all’altro due parole utilizzate frequentemente: “ci riaggiorniamo”. Ma che vuol dire veramente questo termine così distante, quando basterebbe semplicemente dire: “Arrivederci”. Sembra una inezia, ma le due parole predette fanno emergere un certo atteggiamento molto freddo e distaccato. Come pure, le generazioni dei più giovani fanno emergere fuori casa degli atteggiamenti che proprio non si addicono alla loro età spensierata. Si mettono gli auricolari collegati ai relativi cellulari, parlano ad alta voce, quasi non vedono le persone che camminano nella direzione opposta, gesticolano disordinatamente, parlano talvolta da soli, si sentono forti in gruppo, continuano nervosamente a farsi dei “selfie”, fotografano qualunque cosa e questa mania viene tremendamente a galla, anche quando si rendano responsabili di violenze acclarate ai danni delle malcapitate vittime. Ricordiamo l’ultima aggressione ad un povero pensionato da parte di una baby gang, che l’ha pestato a sangue, finché quel pover’uomo è morto, tutto immortalato dai loro cellulari.

Allora, secondo me, bisogna partire proprio da quegli atteggiamenti apparentemente senza significato per poter eventualmente prevenire futuri atti violenti, o meglio, bisogna che i loro genitori siano più attenti, soprattutto nel momento in cui notino che qualcosa sta progressivamente mutando nei propri rampolli. Sta alla scuola dare una mano in questa operazione, agli organi di polizia spetta un monitoraggio di queste masse di ragazzini che imperversano nei centri delle nostre città fino alle prime luci dell’alba, prevalentemente tra il venerdì sera e la domenica mattina. Bisogna capire i motivi, se ci sono, bisogna dar loro alternative anche culturali, di sport, bisogna parlare loro di più, evitando di rimanere in silenzio se siamo con loro. Ragazzi, metteteci anche fantasia e non permettete che si continui in questo modo!

Prima parlavo appositamente di alcuni emblematici atteggiamenti dei grandi, per metterli in relazione con i comportamenti di questi giovani ragazzi. Forse esiste una relazione?

Con ciò non voglio criminalizzare nessuno, non voglio fare la parte dell’inquisitore, bensì, voglio richiamare l’attenzione di tutti su queste cose, per un nostro sereno futuro. Forza! Ce la possiamo fare.

Cito una frase non certo mia, che ripeteva continuamente un grande maestro elementare, quando insegnava la lingua italiana agli analfabeti, attraverso gli schermi della RAI degli anni ’50: “Non è mai troppo tardi”. Il maestro è l’indimenticabile Alberto Manzi.