È il 29 giugno 1830 e Geltrude Pellegrini, di soli 24 anni, accusata di parricidio, ha ucciso il marito, e sale sul patibolo. Geltrude è una ragazza colta, spensierata e bella, originaria di Monte Guidone in provincia di Rieti, di cui la madre è molto orgogliosa, perché sa fare di conto, ricamare, ed ha avuto in dono tante virtù, che in realtà la tengono lontana dall’idea di prender marito, cosa che dà non poca preoccupazione alla genitrice.

La ragazza d’estate trascorre molte ore tra i prati con la testa sui libri a fantasticare di mondi lontani, finché un pomeriggio d’agosto, le appare un bel giovanotto alto e biondo. Si tratta di un cacciatore, che con tanto di fucile in spalla se ne va errando, poiché si è perso nella macchia. Geltrude pensa a lui tutta la notte senza chiudere occhio e speranzosa si reca il giorno seguente nello stesso luogo dell’incontro, ed infatti è proprio lì che si presenta nuovamente Enrico. La passione tra loro esplode incontenibile, ma il giovane le rivela una funesta notizia: è sposato e vive a Roma con la moglie. La giovane, senza esitazione, tronca la relazione e dopo solo tre mesi fa un matrimonio riparatore con Francesco Stefanotti, un ricco bottegaio sulla quarantina. È questo un passo indispensabile, ma si tratta di un’unione senza gioia.

La coppia si trasferisce a Roma, ed i giorni trascorrono tutti uguali nel negozio del marito dove lavora, fino a quando una mattina, proprio dinanzi all’esercizio, passa un corteo funebre. Si tratta di una donna morta di parto, di cui subito scopre i legami. È la moglie di Enrico. Alla notizia la ragazza sviene. Trascorre solo una settimana ed il giovane si fa vivo e di nascosto le dà un biglietto che reca un appuntamento per la domenica successiva alle ore 10 a San Pietro. Geltrude è molto combattuta, ed inizialmente pensa di non andare, ma la tentazione è talmente forte che accetta. Subito la passione si riaccende e così, riprendono gli appuntamenti clandestini. Ma la sorte non sorride ai due amanti, perché un imprevisto induce il marito della donna a vendere il negozio, per la cui perdita non subisce alcun danno, anzi, è ben felice di poter dedicare più tempo alla giovane moglie, che invece vede svanire in un secondo la possibilità di trascorrere dei lieti momenti con Enrico. A questo punto non esiste che una soluzione: liberarsi dell’ingombrante coniuge!

L’idea si concretizza, ed il tempo è maturo e così, una notte, dopo un amplesso sfrenato, appena Francesco si addormenta, Geltrude gli affonda un coltello nel petto. È pronta per tornare dal suo Enrico, prepara abiti e denaro e con due valigie si presenta dall’amante, il quale l’accoglie con freddezza, pensando che la giovane abbia abbandonato il tetto coniugale. È terrorizzato all’idea delle conseguenze che ne potrebbero derivare. La ragazza tenta di rassicurarlo raccontandogli di essersi disfatta definitivamente del marito, ma l’uomo la respinge inorridito. Geltrude non crede a ciò che sta accadendo. Ha commesso il più terribile degli atti pur di rimanere con l’amato, ed ora lui ha smesso di desiderarla, anzi, la disprezza. Stravolta riprende il suo bagaglio e con una carrozza raggiunge il Monsignor fiscale, l’allora pubblico ministero.

Al magistrato racconta tutti i particolari del delitto, tranne il nome dell’amante, che non verrà fuori neanche durante il processo. Su questo punto è assolutamente inamovibile; non trascinerà con lei Enrico e al termine dell’interrogatorio viene condotta nelle segrete delle Carceri nuove. Nel dicembre 1832 giunge la prima sentenza che la condanna alla pena capitale, seguita da una seconda del 31 dicembre 1836, risultato del fallito ricorso al Tribunale della Sacra Consulta, che si conclude con la condanna “a morte per esemplarità” che di solito “si eseguisce colla fucilazione alle spalle”, mentre per Gertrude è prevista la decapitazione.

La sentenza viene eseguita il 9 gennaio 1838 in via dei Cerchi, in una strada gremita di popolazione accalcata persino sui balconi e con tanto di binocolo per assistere all’esecuzione di una assassina per amore. La giovane arriva scordata dai confratelli dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato, e con fare solenne scende dalla carrozza. E’ pallida, ma non pare intimidita, e senza esitazione sale di scalini del patibolo, bacia il crocifisso che le porge il confessore e si prepara per essere ghigliottinata. Dallo stesso racconto del boia Mastro Titta:“Non appena fu caduto sotto il colpo della ghigliottina, afferrai per i capelli il capo della bellissima donna e sollevandolo lo mostrai alla folla attonita e commossa come non mi era mai accaduto di vedere». 

Uno scherzo del destino, questo fu l’incontro di Geltrude con Enrico, ed ancora più crudele fu la sorte che volle rendere vedovo quest’ultimo e dunque nuovamente libero ed interessato, la cui passione per la ragazza però, non resse il peso di… un amore assassino.