Stregoneria, paura, amore filiale e decessi infantili, sono un mix mortale in un villaggio isolato in provincia di Catania in Sicilia. Quando l’ignoranza imperversa, la superstizione ha la meglio, e avvenimenti del tutto naturali vengono interpretati come stregoneria. In questo tipo di luoghi la medicina è in competizione con pratiche antiche, tramandate dai genitori ai figli, di generazione in generazione, anche da secoli.

E’ il 1895 e fatti terribili sono successi ad Adernò, a 17 miglia a sud ovest di Catania e così il 12 ottobre, una donna di 33 anni di nome Gaetana Stimoli, viene arrestata per aver ucciso ben 23 bambini.

La sua storia ha inizio con un matrimonio felice, allietato dalla nascita di due figli, che una morte prematura sottrasse all’amore dei genitori. Gaetana fu sconvolta dalla perdita, e da qui la decisione di vendicarsi di tutte le donne che avessero prole. Fu così, che in maniera del tutto inspiegabile, incominciò ad aumentare la mortalità dei bambini dai 4 ai 6 anni ad Adernò.

Senza alcun motivo apparente, ad uno ad uno i piccoli incominciavano a sparire, oppure ad essere colpiti da vomito improvviso per poi morire contorcendosi tra urla ed atroci dolori. Il decesso di questi innocenti passò per essere legato a cause naturali, e sia per l’ignoranza dei genitori che ritenevano inutile chiamare il medico, sia per l’incapacità dello stesso quando richiesto il suo intervento, si pensò che una malattia misteriosa e terribile stesse mietendo vittime tra l’infanzia del villaggio.

Tale massacro, sarebbe potuto durare fino a quando non fosse morto l’ultimo bambino se un giorno, la dose di veleno somministrata ad una delle povere vittime non fosse stata meno forte delle altre volte, tanto, che la giovane creatura riuscì a sfuggire miracolosamente al destino stabilito dalla Stimoli.

Il bambino aveva dolori forti e vomito ma non morì. I genitori spaventati, provvidenzialmente chiamarono il dottore, che lo salvò, scoprendo che era stato avvelenato con una pianta da cui viene estratto un succo che ha il colore e la densità del latte, nonché forti proprietà tossiche.

Immediatamente intervenne l’autorità giudiziaria dando inizio alle indagini sull’avvelenamento. Furono quindi raffrontati i sintomi del sopravvissuto con quello dei fanciulli che erano già morti, e si scoprì che erano esattamente gli stessi. Da qui, i precedenti decessi non furono più classificati come naturali e si capì che qualcuno stava avvelenando i pargoli del villaggio. Il bambino che era sfuggito alla morte fu interrogato, e raccontò che una donna di nome Gaetana Stimoli lo aveva invitato a casa sua, con la promessa di dolci ed altre prelibatezze, che davvero gli offrì, facendogli bere anche una specie di vino dolce. Gli effetti della bevanda erano stati quasi immediati, ma lui era riuscito a lasciare l’abitazione appena preso dal terribile dolore.

I fatti erano chiari ed il crimine evidente. Gaetana e suo marito furono subito arrestati non senza essere accusati da qualcuno nel villaggio di praticare la stregoneria. Quando la donna si vide persa, cercò con un pezzo di bottiglia rotta di tagliarsi le vene, ma fu fermata e condotta in caserma passando attraverso una folla inferocita che chiedeva giustizia. I genitori dei bambini uccisi volevano vendetta e con grande fatica le guardie riuscirono a proteggere la presunta infanticida da un linciaggio, conducendola segretamente nelle carceri di Catania.

Via di Adernò

Interrogata dal magistrato, la Stimoli cominciò col negare i suoi crimini, ma poiché le prove erano schiaccianti, decise di confessare e lo fece mostrando tutta la rabbia che la divorava. Sì, aveva avvelenato i 23 bambini, tra cui l’unica figlia della sorella. Tutti i piccoli di Adernò dovevano morire, affinché le madri patissero il suo stesso dolore. Secondo quanto dichiarato, i suoi due figli erano morti a seguito di un incantesimo:”erano stato strogati” disse in gergo, “e per vendicarli aveva avvelenato i bambini degli altri!“. In particolare, affermò che la morte dei figli era legata alla stregoneria praticata o fatta praticare, dai parenti delle vittime; ed era sicura di quanto affermava, perché glielo aveva detto una strega chiamata per salvarli. Questa le aveva estorto molti soldi, che chiaramente non erano stati restituiti, in quanto un mago, molto più potente di lei, le aveva stregato i figli. Dichiarò anche che aveva pensato di avvalersi lei stessa della stregoneria per uccidere i pargoli, ma che l’incantesimo avrebbe richiesto troppo tempo, e così, aveva fatto ricorso al veleno, mescolando il fosforo con il succo di una pianta tossica, creando così un mix mortale, con il quale aveva spennellato i dolci e mescolato al vino. Nell’arco di un solo mese, aveva mietuto ben 23 vittime.

Raccontò come, sin dal primo, aveva invogliato i bambini ad entrare in casa sua con la promessa di dolci. Tanto nelle sue parole quanto negli atteggiamenti e nel volto, mai ci fu un momento di rimorso. Il dolore per la perdita dei due figli si era trasformato in un furioso impulso ad uccidere, direttamente legato all’odio per le altre madri.

Si pensò che fosse instabile di mente e dunque non processabile, ma, all’esame degli psichiatri risultò essere sana, ma sadica e mossa da un accecante desiderio di vendetta. Dichiarata processabile fu condannata a 30 anni di galera, dove poi morì.

7 persone che pareva praticassero riti magici furono arrestate come complici dell’imputata, e quasi si ritornasse ad un oscuro Medioevo, fatto di misteri e paura, di diaboliche visioni ed evocazioni, il villaggio fu avvolto da un alone di morte.

I corpi di 10 delle 23 giovani vite stroncate, furono ritrovati nei luoghi in cui Gaetana Stimoli dichiarò di averli fatti seppellire, degli altri, non fu trovata traccia.