Una linea dura da seguire, è questa la scelta del premier Giuseppe Conte, che ieri è stato nuovamente a Taranto ed è pronto alla “guerra legale” nei confronti della multinazionale. Lunedì potrebbe esserci un nuovo incontro del presidente con i vertici del gruppo al fine di reinserire gli oltre 1500 lavoratori in cig.

Al momento la situazione è in stallo, fermo restando che per il Governo la migliore soluzione rimane quella della permanenza di Mittal, ed è per questo che è pronto a trattare sperando che lo stesso possa seguire una linea un po’ più morbida.

Secondo i rumors di maggioranza due potrebbero essere le vie percorribili, ovvero: un maxi sconto sul prezzo che ArcerolMittal paga  per l’affitto, che ha già fatto presente per l’acquisizione del ex Ilva (1,8 miliardi), oppure una trattativa per ridurre gli esuberi. La sensazione è che non ci siano margini accettabili, ed è per questo che Conte si prepara anche alla guerra legale.

Non permetteremo che l’azienda vada via“, sottolinea Di Maio. Il Governo conta anche sull’appoggio della politica dell’Unione Europea, infatti Paolo Gentiloni, commissario agli Affari Economici,  sottolinea che in queste materie i patti vanno rispettati. Gentiloni con queste parole fa esplicito riferimento al tema dello scudo penale. Di Maio reputa la misura ininfluente, ma, se lo scudo penale come conditio sine qua non è l’unico strumento per salvare l’ex Ilva, il leader metterebbe i gruppi di fronte alle proprie responsabilità.

Si scontrano intanto Confindustria e Cgil. “Mantenere i livelli di occupazione con queste crisi congiunturali è un errore“, sottolinea Vincenzo Boccia. “Sono parole senza senso, c’è un accordo da rispettare, replica Maurizio Landini. Ma, cosa fare dell’ex Ilva? La nazionalizzazione è un’ipotesi che non si può escludere: il M5S sarebbe d’accordo, anche per Italia Viva e parte del Pd. Si potrebbe trattare, però, di una mini-nazionalizzazione, meno pressante per le casse dello Stato che prevederebbe il coinvolgimento di Cdp (molto difficile) o di Invitalia.

C’è anche chi torna ad una delle idee pre-ArcelorMittal: chiudere l’impianto. A Taranto l’hanno chiesto in tanti a Conte. Tale decisione però, a questo punto, non sarebbe una scelta del Governo, ma una via obbligata dopo il “fraudolento” addio di Mittal.