Quello del calcio è un mondo carico di contraddizioni. Impregnato di affari, a volte loschi, ma indiscutibilmente affascinante. Al suo interno, anno dopo anno, ciò che determina il gioco non è più lo schema di una squadra, non è più il legame con la città tradizionalmente intesa ma è lo stramaledetto mercato in continuo fermento. Cessioni, acquisti, promesse, giocatori vincolati e non. Non si arriva alla data di chiusura del mercato ufficiale che si pensa già alle scadenze di contratto dei singoli giocatori. In un vortice di milioni di euro, sponsor, clausole e quant’altro gli unici a guadagnarci (ma non solo) sono proprio i giocatori che (beati loro) accampano sempre più pretese dalle società, realtà predominanti su tutto, addirittura sulla loro privacy. Viste le disponibilità finanziarie presenti, sponsor ben disposti ad elargire quantità esorbitanti di denaro, i giocatori ne godono dei servigi senza avere la benché minima preoccupazione di legarsi a colori sociali o a tifoserie sempre più lontane dai loro cuori. Non è più tempo di rimanere legati alla maglia, ai colori sociali, ai tifosi. E perché mai? Guadagno 2,5 milioni euro, me ne offrono 7 (dico sette), perché rinunciarci? Come è successo per i vari Pellé, Hamsik, El Sharawy, a suo tempo E’to e ancor prima, 30 anni fa, il caro Pelé.

Tutto cominciò con il lancio del calcio in America con i Cosmos. Di fronte ad offerte fantasmagoriche, ognuno si fa bene i conti in tasca e cede al vile denaro. Venti, trenta milioni euro all’anno e arrivederci tifoso. Mercenari alla riscossa senza più legami. Che ne è stato di Totti, Baresi, Del Piero, Maldini? Giocatori simbolo di una squadra, di una città. Uomini che hanno rinunciato a trasferimenti a peso d’oro pur di restare nelle terre natie.

Poi è arrivata l’epoca araba con trasferimenti a fior di barili di petrolio; quindi il calcio anglosassone con presidenti russi e sceicchi arabi, stadi di proprietà ed incassi enormi. Negli ultimi 10/15 anni abbiamo assistito a trasferimenti in terre cinesi con mister Capello, Fabio Cannavaro, giocatori al termine della carriera e così tantissimi altri. Se c’è denaro si parte. I prossimi mondiali in Qatar saranno caratterizzati non solo dalle squadre in campo ma da stadi super tecnologici che faranno da cornice al torneo. Chissà cosa sarà prevalente. Lo stadio, il Var, i chip nei palloni oppure il bel gioco.

In questi giorni sono in ballo rinnovi clamorosi in diverse squadre. Ibrahimovic, Calhanoglu, Cristiano Ronaldo, tutto è in gioco. Per il Milan, se qualcosa clamorosamente non cambierà, la possibilità che il Milan perda i suoi gioielli sono dunque molto alte. I dirigenti rossoneri certamente non attenderanno giugno per muoversi e cercare gli eventuali sostituti. La concorrenza è forte. Per il turco il Lipsia sarebbe già in pole position, ma anche squadre italiane sembrano disposte a sborsare la cifra convenuta e soprattutto l’ingaggio dei 7 milioni di euro all’anno. In casa Milan si stanno facendo i conti in tasca, i tifosi sperano che il numero 10 resti a Milano ma chi detta legge, purtroppo, non è qualcuno ma qualcosa.