All’improvviso, colto da un malore mentre era in Sicilia a villeggiare, si è spento Felice Gimondi. Un mito per chi ha vissuto il mondo del ciclismo degli anni ’70. Ma non solo. La sua rivalità con Eddy Merckx teneva tutti gli appassionati di sport attaccati alla TV ad assistere ad un duello tra giganti. Giganti dello sport e della signorilità. Ancora dopo tanti anni sono rimasti amici. Gimondi, per la verità, è rimasto amico di tutti. Un autentico signore in bici e, dopo, nelle diverse responsabilità avute sempre nell’ambito del ciclismo.

“Una tristezza enorme. C’è rammarico, delusione, un pianto nel cuore. Ho seguito tutta la sua carriera da dirigente, l’ho sempre ammirato e apprezzato”, ha detto il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco, commentando la notizia. “L’oro al mondiale di Barcellona nel 1973 è il ricordo più bello e poi è stato uno dei pochissimi ad aver vinto tutti e tre i grandi giri. La rivalità con Merckx? Ma erano anche amici, e lo erano ancora adesso. Si rispettavano sia in bici che da ex corridori. Felice era una persona che stava bene con tutti ed era apprezzato da tutti”, ha concluso il numero uno della Federciclismo.

“Se ne va una parte della mia infanzia, un ragazzo che mi ha fatto sognare, una persona dolce e meravigliosa, un simbolo, un grande uomo. Un abbraccio a Tiziana”, così su Twitter il cantante Enrico Ruggeri ricorda il grande ciclista, postando il video della canzone che gli aveva dedicato, ‘Gimondi e Il cannibale’.

“Ho avuto un solo idolo nella mia vita: Felice Gimondi. Ogni volta che lo vedevo era un’emozione perché quando ti innamori di un campione è per tutta la vita. Sei stato un grande Felice”, così il Commissario tecnico della Nazionale di ciclismo Davide Cassani ha ricordato su Twitter il campione scomparso.

E così, a seguire, troviamo solo parole di esaltazione di un grande uomo: il grande rivale Motta, l’amico Moser con il quale condividevano la passione per il vino, lo stesso Merckx, l’eterno rivale e suo grande estimatore, ha affermato: “oggi ho perso io”.

Oggi, per la verità, abbiamo perso un po’ tutti. Se ne va un pezzo di storia del ciclismo, uno dei pezzi più belli.