Le Donne vengono sempre negli ultimi anni “oggetto di discussioni e tesi” sulla loro importanza strategica e quale perno evolutivo. Da cosa nasce questa esigenza?

È come se ci trovassimo davanti ad un bivio, se prendere ed attraversare la strada irta e sassosa, o la verdeggiante collina fiorita. Eppure dovrebbe essere una cosa semplice, ovvia. Tutti sceglieremo per un senso di sicurezza la seconda soluzione.

Perché allora farsi carico di sottolineare sempre che la donna ha avuto nella storia dell’umanità un ruolo fondante e fondamentale? Perché l’abbiamo resa inerme, abbiamo bloccato e spezzato i passi e abbiamo costruito infrastrutture sociali patriarcali maschiliste?

Oggi ancor di più nasce l’esigenza “strana” (perché dovrebbe essere naturale) di ricordare che ci sono state delle pioniere in quei mondi lavorativi e artistici tipicamente maschili.

Le donne hanno dovuto quindi combattere il doppio, hanno dovuto sgobbare il doppio, hanno dovuto fare valere i loro diritti il doppio, le donne hanno dovuto affermarsi due volte.

Le donne, allora, devono essere riconosciute due volte: come donne e come ciò che sono volute essere e diventare, come madri e mogli, come lavoratrici e idealiste. Ecco che la società ne riconosce i meriti in due letture: come “normale quotidianità” e come “affermazione di primato”.

La libertà di un individuo maschio della società dovrà, da oggi, essere la capacità di guardare con profonda e semplice “normalità” la straordinaria forza di quel che viene definito “focolare, perno, fragile, materno, e soprattutto forte” essere vivente.

Lei è prima di tutto un essere vivente che libera potrà partecipare attivamente, senza dover faticare due volte perché le viene interdetta la possibilità, a quel progresso che porterà al buon futuro.