Il Carnevale si inserisce nella tradizione cattolica ma le sue origini vanno molto più indietro nel tempo. I festeggiamenti per il Carnevale richiamano infatti festività molto antiche come i saturnali romani o le dionisiache greche. In passato il significato del Carnevale richiamava il ‘mondo alla rovescia’ dove almeno per un breve periodo il valore delle gerarchie sociali veniva abbandonato e ci si lasciava andare allo scherzo.

Ci si maschera perché, pur essendo una festa cristiana, era una festività in cui la vita di tutti i giorni veniva sovvertita all’insegna dello scherzo e del divertimento sfrenato. Infatti durante i saturnali romani gli schiavi diventavano padroni e viceversa in virtù dei travestimenti. Ognuno, durante le festività, aveva la possibilità di essere chi voleva nascondendo la propria identità per dedicarsi ad ogni sorta di piacere.

A distanza di anni ciò che colpisce di più è l’assoluta tentazione, ben riuscita ormai per quasi ogni festività, di cancellare il significato più vero, un po’ come era in passato. Tutto si trasforma in pura allegria, in puro e spesso squallido divertimento dove tutto assume le caratteristiche superficiali del “non senso”. E’ incredibile come, sfogliando giornali, siti on line e quant’altro, cercando le origini e il significato di certe festività non ci sia altro se non viaggi, spese e divertimento alla “mordi e fuggi”. Del resto passando dal Natale alla Pasqua, all’Epifania o alla Quaresima o alla ricorrenza dei defunti, tutto si sta riducendo progressivamente in un business senza “limiti e confini” per dirla alla Lucio Battisti. Eppure il suggerimento più vero e originale ci viene proprio dalla Chiesa, ormai considerata da molti come luogo di appesantimento quotidiano, come ambito moralizzatore più che occasione per ritrovare il proprio io. A Napoli quando c’è un richiamo ad un qualcosa di minimamente più profondo prevale l’espressione “nun ce pensà” proprio a sottolineare la perdita di tempo a soffermarsi sulla cosa stessa, a non darne il peso richiesto. Eppure certe “ricorrenze” servono proprio a riguardarsi, a ricentrare il proprio io, a rimetterlo al centro della propria vita invece di essere in balia di ciò che il mondo ci propina in un libertinaggio sfrenato.

Il primo richiamo in questo periodo di Quaresima è alla conversione, parola da prendersi nella sua straordinaria serietà, cogliendo la sorprendente novità che essa sprigiona. L’appello alla conversione, infatti, mette a nudo e denuncia la facile superficialità che caratterizza molto spesso il nostro vivere. Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. L’obiezione più comune è posta con domande del tipo “perché devo convertirmi? Che senso ha?” Effettivamente dove il limite tra il bene e il male, meglio, tra il senso e il non senso non esiste più, che ragione c’è a convertirsi? Se tutto fila liscio in un quotidiano privo di uno sguardo che vada oltre, per esempio nel profondo di un’amicizia, di un’attenzione ad un prossimo che è in famiglia, sul luogo di lavoro, che senso ha porsi certe domande? Come diceva J. Ratzinger: “…Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale.”

Di fronte all’innata paura della fine, e ancor più nel contesto di una cultura che in tanti modi tende a censurare la realtà e l’esperienza umana del morire, la liturgia quaresimale, ci ricorda la morte invitandoci al realismo e alla saggezza. Ci spinge soprattutto a cogliere e a vivere la novità inattesa che si sprigiona nella realtà quando “certe domande” uno comincia a porsele. Del resto la ricerca del “Bello” cos’è se non scovare i dettagli di un significato recondito in ogni cosa facciamo, in ogni opera d’arte che ammiriamo, in ogni tramonto che osserviamo? La ricerca del Bello è ricerca di un senso! “L’uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.” (L. Giussani)

Il Carnevale e quindi la Quaresima sono appunto un suggerimento a richiamarsi al fatto che una misura nuova è entrata nel mondo, una proposta nuova è entrata nella nostra vita ed è bene prenderla in considerazione.