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Fu vera gloria quella di un Ibrahimovic strepitoso? Quanto incide lo svedese nei successi dei rossoneri, imbattuti da venti giornate? E’ lui l’artefice di tutto questo? Molti sostengono di sì, forse trascurando ciò che da tempo la società Milan ha cominciato a costruire. Una società che dall’addio del patron Berlusconi non ha saputo più esprimersi a livelli a cui ci aveva abituato. Bisogna riconoscere un dato di fatto: Ibrahimovic è un tassello, sicuramente straordinario, di un mosaico di acquisti ben mirati e dalle enormi prospettive. Investimenti che stanno dando i frutti che tanti aspettavano. Che sia la squadra con l’età media più bassa d’Europa, con giovani non solo promettenti ma già pronti per sfide di livello, è una realtà di fatto. Finalmente un gruppo, quello di Elliot, che garantisce solidità e ampie vedute future, dallo stadio all’acquisto di altre pedine importanti. Tutto questo va ben oltre Ibracadabra (come lo chiamava Pellegatti).

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Tutto questo vuol dire, comunque, che ancora si è in fase di costruzione non che si fosse raggiunto qualcosa. Forse, ora, un giocatore che volesse arrivare al Milan il pensierino lo farà, visto che in questi ultimi anni tanti hanno negato il consenso ad un eventuale trasferimento in Casa Milan preferendo altri lidi.

Al San Paolo, nella sfida con il Napoli, è stato evidente un po’ di tutto questo. Bonera, terzo allenatore, prende le redini di una squadra che, forse, non aveva neanche bisogno della sua presenza vista la modalità con la quale i giocatori giocano, praticamente a memoria. Ieri, ancora una volta, si è assistito a quanto fosse potente un Theo Hernandez che sulla fascia è praticamente indomabile. Bennacer, eletto miglior giocatore dell’Africa è, oramai, una certezza. Come lui Calhanoglu, un insostituibile; Kessie, Rebic, Saelemaekers, Calabria; tutta la difesa molto assestata. Per non dimenticare mister Donnarumma, tra i migliori portieri del mondo. E in panchina persone del calibro di Tonali, Brahim Diaz, Castillejo, Duarte, il giovane Hauge, Krunic, Leao, Dalot. Un gruppo coeso che ha tanta voglia di emergere e che, pian piano, si sta ponendo come alternativa allo stradominio bianconero degli ultimi 10 anni. Senza grandi proclami, senza particolari ambizioni se non quelle di essere protagonista nel campionato attuale e, possibilmente, anche in Europa.

Tutto questo semplicemente per sottolineare che non si vive di solo Ibra in casa Milan. Indiscutibilmente un trascinatore, un uomo dal carisma mostruoso ma per essere in testa ad un campionato virtuale che dura da 20 partite (tante sono quelle in cui il Milan non ha perso) c’è bisogno di molto altro. E, per adesso, il Milan ce l’ha.