Facile commentare la vittoria di una squadra, i record battuti (prima squadra in Europa per minor gol incassati), entusiasmo alle stelle, i giocatori da citare uno ad uno, il mister Pippo Inzaghi, il presidente Oreste Vigorito, il direttore sportivo Pasquale Foggia, lo staff, tutti. Nessuna pecca, forse l’unica quella contro il Pescara. Una corazzata mostruosa. Sportivamente parlando non c’è stato commentatore sportivo, giornalista competente che non abbia fatto elogi a tutto il team del Benevento. Ma come non citare i tifosi, la città, la provincia? Non si sale in serie A per caso. Non è e non può essere uno sforzo sportivo e basta. E’ da qualche anno che Benevento è cresciuta, certo con i dovuti legacci di storica portata; è cresciuta la consapevolezza di essere una città storica, bella, all’altezza. Tutto questo è un grande traguardo, la salita in serie A è il frutto di tanti sforzi, appunto non solo sportivi. E questo è motivo di orgoglio per tutta l’Italia, per la Campania in particolare.

Tornando alla festa di lunedì il presidente Vigorito, emozionatissimo, a fine gara con la Juve Stabia, con toni quasi poetici così si è espresso: “La gente c’era, quando mancano fisicamente sono presenti grazie a cori e passione. Sono lì, nascosti dietro i sediolini, basta percepirli. Il ritorno in Serie A era una promessa fatta a me stesso e a mio fratello. Godiamoci la festa, è un momento molto bello. Tutto ciò non era scontato, abbiamo avuto la conferma anche stasera. Quando arrivi al traguardo sembra che sia stato tutto semplice, ma se chiudi gli occhi ti ricordi le giornate, il freddo, il vento, la pioggia, le ore non passate in famiglia come accade per gli altri, i ragazzi con il volto scavato dalla fatica. Un momento come questo ripaga di tutto. Alla gente di Benevento chiedo di ascoltare i sussurri del vento e i battiti del cuore. È ciò che ci ha detto mio fratello, proviamoci. Non vinceremo sempre, ma saremo felici di quello che abbiamo fatto. Era il motto di mio fratello Ciro, questa sera volevo che fosse con noi, del resto non è mai andato via. Questo stadio, che porta il suo nome, è diventato proprio come l’avrebbe voluto lui. Senza Ciro sarebbe stato molto più difficile. In questa squadra ci sono campioni nel calcio e nella vita, Foggia non è un direttore sportivo ma un ragazzo della mia famiglia e non perché ci ha guidati verso la Serie A, per me è speciale.”

A festa digerita, dopo una notte di spettacolare sommossa sportiva, dopo che una città ha dormito con il sorriso stampato sulle labbra come se stesse sognando ancora terre tanto agognate, restano le parole che toccano il cuore, la gratitudine di un presidente innamorato: “La gente nello stadio non va mai via, rimangono i loro cori e i loro rumori. Rimane la loro passione, il loro amore. Se guardate bene, ci sono, sono lì ad applaudire i nostri ragazzi.” (Oreste Vigorito)