Quello che ci si aspettava da Endgame è la resa dei conti, il momento in cui i tasselli di una grande macchina che la Marvel ha costruito da dieci anni, è stato completo. E con l’ultimo capitolo della saga diremo, in un modo o nell’altro, addio ad alcuni dei nostri beniamini preferiti.

Ci siamo lasciati con Infinity War a guardare sgomenti le persone scomparire davanti ai nostri occhi: gli Avengers non sono imbattibili, possono essere colpiti, a loro modo sono vulnerabili, proprio come noi, normali e semplici umani. Forse è stata proprio questa la chiave vincente del penultimo capitolo della saga che lo scorso anno ci ha fatto sbandare per chiederci: “E ora cosa succederà?”.

Un film avvincente, sicuramente “americano”. Molto umano, molto pieno di sguardi teneri, molto “lacrimoso”, ma di sicuro un gran bel film. Almeno per chi è appassionato del genere fantascienza, del mondo dei supereroi è stato un film che ha chiuso un’epoca. Forse nel momento giusto visto che si era andati un po’ troppo avanti.

Ma perché i supereroi affascinano così tanto? E non è solo una questione legata ai giovincelli. Secondo diversi studi, i bambini molto piccoli sono in grado di fare ragionamenti e, soprattutto, di distinguere il bene dal male, o almeno di capire chi protegge gli altri e chi, invece, non lo fa. Sarebbe dunque questo innato senso di giustizia, il motivo per il quale i bambini sono naturalmente attratti dai supereroi. E così anche noi. … già in età precoce, preferiamo le figure che proteggono i deboli e, non a caso, anche i giocattoli dei supereroi sono fra quelli preferiti. Ed ecco, forse, perché li amiamo anche quando tanto piccoli non siamo più. “Noi eroi abbiamo dei poteri, dobbiamo metterli al servizio dell’umanità”.

“Dietro i grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Ogni supereroe nasconde una storia personale fatta di traumi, debolezze e sconfitte. Tutti elementi che negli anni hanno contribuito a renderli molto più umani di quanto in realtà non sembrino.

Ma veniamo al film. Anche se i buoni, come da copione, alla fine vincono, Endgame non è un film sulla vittoria, ma sulla perdita. C’è l’elaborazione del lutto, il rimpianto, il senso di colpa e quello del fallimento, lo slancio ad andare avanti (“Non ci si può fermare di fronte alle difficoltà, siamo fatti per andare sempre oltre”), ma anche la tentazione terribile di lasciarsi schiacciare dal passato… tutto, dal punto di vista umano ed emotivo, funziona benissimo, e fa male. In una società come la nostra, ossessionata dal successo, anche dire che a volte si perde, punto, e che non basta volere una cosa per ottenerla, è un piccolo atto rivoluzionario. Sì, gli eroi vincono, ma pagando un prezzo. Omettendo i nomi per chi ancora non ha visto il film, tutte le vittime di Thanos precedenti allo schiocco delle dita, non torneranno. Vivere significa anche perdere. Eppure, bisogna continuare a vivere. “Parte del viaggio è la fine” verrà detto ad un certo punto. La vita dei supereroi è come la nostra. Il film, infatti rende per questa umanità a volte dimenticata o trascurata nella gran parte dei film di fantascienza.

Infatti a brillare sono proprio le relazioni tra i singoli Avengers, ormai non più eroi uniti dalle circostanze, ma persone che si conoscono, che hanno visto il meglio e il peggio una dell’altra, che si vogliono bene. “Sapete se aveva famiglia?” “Sì. Noi.”

Poteva essere una frase buttata lì, ma non lo è. È reale, ed è il motivo per cui il film rende tantissimo.