Non parlerò delle eventuali responsabilità di chi non avrebbe dovuto sottovalutare i segni premonitori del terremoto che si sarebbe abbattuto sia sull’Aquila città che nei paesi vicini, non parlerò dei dibattiti né delle perdite di tempo su questa grande tragedia, né parlerò di eventuali risvolti politici. Ad altri è affidato tale compito.

Dal 2009 sono trascorsi dieci anni, ma ancora oggi i superstiti piangono i loro familiari morti in quella catastrofe e li ricordano come possono: bambini, ragazzi, anziani. A loro non è più consentito vivere. In quella maledetta notte il destino implacabile decise per loro: la mitica Parca spezzò la loro vita tagliandone il filo.

Penso, ad esempio, ad alcune persone che nel fatidico giorno della tremenda catastrofe non avrebbero dovuto essere in quei luoghi, in quanto lavoravano e abitavano in altri luoghi, ma che, per un atroce destino, si trovavano lì per visitare i loro congiunti o per altri motivi.

Penso alla famiglia di un avvocato che fu letteralmente sterminata in quella fatidica notte. Mi ricordo una sua dichiarazione: “io sono morto in quello stesso giorno in cui ho perduto moglie e figli”.

Penso con tristezza alle foto di alcuni ragazzi ospiti della tristemente nota “Casa dello Studente”, completamente distrutta, che proprio in quella notte non ce la fecero. Penso alla distruzione quasi totale del Centro storico di quella città, che ebbi personalmente la gioia di visitare molti anni fa nella stagione invernale. Tra i paesi vicini che vennero colpiti dalla catastrofe ricordiamo Onna.

Ancora oggi i superstiti di questa immane tragedia ricordano le continue scosse telluriche che si susseguirono ininterrottamente, la paura che prese il sopravvento in loro, la perdita dei loro congiunti che non ce la fecero.

Che altro possiamo dire? Molto poco, credo. I morti non ritornano e sono sempre là a ricordarci che la vita assomiglia ad un soffio di vento che arriva, ma poi va via. Per questo ci ricordano che dobbiamo fare del bene, dobbiamo curare i nostri parenti, i malati, assistere chi è più sfortunato di noi. Dobbiamo vivere giorno per giorno, senza troppi programmi a lunga scadenza. Siamo esseri umani e non siamo eterni! La ricostruzione mi pare ancora in essere. Si deve tener conto delle attuali norme in materia di sicurezza e prevenzione, per far sì che i danni provocati da un terremoto vengano azzerati o ridotti al minimo. Dedico un mio personale ricordo a quelle vittime ed ai superstiti, una grande speranza per un futuro migliore.