Omicidio, corruzione, incesto, sono queste le parole che molti studiosi, soprattutto cristiani, hanno usato per indicare un personaggio come Agrippina Minore, di cui Tacito e Svetonio delineano un’immagine ammantata di perversione e sensualità, legate all’eleganza, alla bellezza ed alla cultura che distingueva questa ricca e potente donna romana.

La sua vita fu un turbinio di eventi che ebbero inizio già con una nascita quanto mai singolare, ovvero in un accampamento di soldati, visto il grande amore della madre che seguiva il marito Germanico, gran generale dell’esercito romano, in ogni campagna.

Di nobilissima discendenza, ebbe la sua prima delusione quando il padre non fu designato erede di Augusto, che scelse Tiberio, marito di Giulia Maggiore, figlia ribelle dell’imperatore. Ma il dolore la seguiva come un’ombra, perché infatti, vide ben presto morire quasi tutta la famiglia. Il primo della lista fu l’amato padre,  della cui dipartita fu fortemente sospettato lo zio Tiberio, invidioso del successo militare nonché dell’amore e del consenso del popolo di cui l’uomo godeva. Ma la scomparsa di Germanico non risolveva i problemi di Tiberio, che decise di disfarsi dei figli maschi dell’odiato rivale destinati al trono, e di rinchiudere la sua amata moglie, che si lasciò morire di fame dopo essere stata confinata sull’isola di Pandataria, l’odierna Ventotene. Seguirono le due sorelle: la più giovane perì di malattia, mentre l’altra fu prima esiliata e poi lasciata morire di fame. Ma al dolore, si unirono l’umiliazione e la rabbia nell’essere obbligata a sposare a soli 14 anni un uomo molto più vecchio di lei, un uomo che odiò e disprezzò e dalla cui unione nacque Lucio Nerone, mentre un secondo figlio, generato 3 anni dopo, le fu portato via dalla malattia.

Nel frattempo, nel ’37 morì Tiberio e così, il fratello di Agrippina, Gaio Cesare detto Caligola gli successe. Ma l’anno seguente, anche la sorella Drusilla morì, l’unica che lui avesse veramente amato, e così ebbero inizio le vessazioni per le altre due, tanto, che per quanto non ci siano prove storiche, pare che le sorelle Agrippina e Livilla abbiano organizzato una congiura, tant’è che il marito di Livilla fu giustiziato e le due donne vennero esiliate a Ponza. Ma la reggenza di Caligola durò pochissimo e nel ’41 fu nominato nuovo imperatore Claudio, che accolse nuovamente le 2 donne a Roma, anche se per breve tempo, perché la moglie Messalina, lo costrinse a mandare nuovamente in esilio Livilla, in quanto ne temeva la bellezza, tanto da accusarla di adulterio. Pochi giorni dopo, la poverina fu giustiziata e cosi Agrippina fu l’unica sopravvissuta della discendenza di Germanico; sicuramente temeva che presto avrebbe subito la stessa sorte. Ma così non fu, e nel ’42 sposò un ricco possidente di cui divenne la vedova 6 anni dopo, non senza che si vociferasse che la morte dell’uomo fosse opera sua.

Ricca ed indipendente, parente dell’imperatore Claudio, vide aumentare il proprio potere, e ad esso seguirono grandi vendette, come la morte di Messalina nonché del suo assassino Narciso, che la stessa Agrippina fece giustiziare. Fu questo un periodo molto fecondo per Tacito e Svetonio, i quali  si sbizzarrirono nell’asserire che la matrona fosse l’amante del fratello Caligola, nonché del marito della sorella. A tali voci si unirono quelle di alcuni storici soprattutto cristiani, che mal vedevano l’indipendenza delle pagane donne romane. Accuse quasi sicuramente infondate, visto il carattere molto controllato di Agrippina, a cui si aggiungeva il contegno e la dignità che assumeva visto il suo rango, tanto da non apparire mai con gioielli o vesti appariscenti.

Nel ’49 un nuovo matrimonio le portò ulteriori vantaggi economici e sociali, perché infatti sposò l’imperatore Claudio nonostante ne fosse la nipote, tanto che occorse una legge per eliminare la proibizione alle nozze tra consanguinei. Chiaramente il matrimonio non fu un atto d’amore, ma poiché la sua intera famiglia era stata decimata, quello era l’unico modo per garantirsi l’intoccabilità. Nel ’50 Claudio adottò Nerone, mentre in Germania i soldati incominciarono ad innalzare statue in onore di Agrippina. Anche se impaurito, l’imperatore le concesse l’onore di ricevere l’omaggio dei sacerdoti sul Campidoglio e l’entusiasmo della folla fu tale che venne acclamata Augusta, come se per la prima volta il popolo sognasse non un imperatore, bensì un’imperatrice al comando. Claudio ne fu sconvolto e fu proprio l’arrivo di Agrippina a salvarlo durante un’improvvisa rivolta popolare a Roma. La grandezza della donna nel governare non ebbe eguali e riuscì persino a far sposare suo figlio Nerone con Claudia Ottavia, figlia di Claudio e Messalina, convincendo il marito a designare quale erede al trono proprio Nerone e non il figlio di primo letto di Claudio. Sopraggiunse quindi la morte dell’imperatore, che avvenne non senza perplessità, in quanto tutti credettero che fosse stato avvelenato dalla moglie attraverso l’utilizzo di funghi; il tutto con l’aiuto del medico Senofonte, il quale gli avrebbe somministrato una sostanza letale invece di un antidoto.

Nerone
Nerone

Nel ’54 Nerone venne incoronato Imperatore e non meno importante fu il ruolo della madre, che divenne sacerdotessa dello Stato Romano con un enorme potere, anche più grande del figlio stesso, tanto che le monete che venero emesse fra il 4 e il 13 dicembre del ’54 recarono le teste di Agrippina e di Nerone, ossia monete dedicate a Nerone ma emesse per conto della genitrice. Agrippina, risultò essere la vera imperatrice, infatti riequilibra le finanze dello Stato che erano state dissestate dai comportamenti spesso indecorosi e lascivi di Messalina, eliminando così le spese dei liberti.

Amata dal popolo e dal Senato, ottenne il titolo di Augusta, il titolo più alto che già era spettato a Livia, consorte di Ottaviano. Ma Nerone crebbe, ed incominciò a preferirle altri consiglieri, senza contare che iniziò a tradire la moglie Ottavia e così la madre, prese ad esercitare una forte pressione su di lui ed anche ad avvicinarsi a Britannico, suo figliastro, che lo stesso Nerone avvelenò durante un banchetto. Da quel momento, ebbe inizio la guerra tra madre e figlio.

La situazione precipitò nel ’62, quando Nerone sposò Poppea, che dal dire di Tacito (che però odiava tutte le donne di potere), spinse lo stesso ad uccidere la madre, così da garantirsi il potere assoluto. L’odio tra le due donne era palpabile: Agrippina aveva fatto uccidere il precedente marito di Poppea, capo della guardia pretoriana, e così la giovane ottenne dal nuovo marito che alla suocera fossero tolti tutti gli onori ed anche la scorta dei germani. Per ben tre volte Nerone provò ad avvelenare la madre, ma questa,  premunita di antidoti, riuscì sempre a salvarsi. Ne seguì un ulteriore tentativo, e così il giovane progettò allora un finto naufragio, preceduto da un invito a Baia, con la scusa di festeggiamenti in onore della dea Minerva; ma la compagna della madre precipitata in mare insieme a lei, cominciò a gridare di essere Agrippina sperando di essere salvata, ma i marinai sopraggiunti la uccisero colpendola alla testa con i remi. La vera Agrippina si gettò in mare e nuotò ferita sino a riva senza farsi scorgere, dove fu tratta in salvo da alcuni pescatori. La notizia raggiunse presto Nerone, il quale accusò il liberto giunto per informarlo di aver tentato di ucciderlo, e dopo aver gettato ai suoi piedi un coltello, dichiarò che la mandante era niente meno che la madre. Ne ordinò quindi l’esecuzione ed incaricò il suo precettore di raggiungere il luogo dove la donna aveva trovato ricovero, ovvero presso il Lago Lucrino e qui, dopo un’irruzione, l'”Augusta” fu colpita alla testa con una mazza, ma la sua grandezza era tale che porse il ventre al suo assassino gridando: “Colpite al ventre che lo ha generato!“. I sicari colpirono molte volte. In preda alla follia Nerone volle vedere di persona il cadavere della madre ammirandone la bellezza.

Terminò così, la vita di una donna tanto amata quanto temuta e riverita, il cui nome fu innalzato ai più alti onori, la cui intelligenza le consentì di nuotare in un mare popolato di squali affamati, non senza macchiarsi però del sangue di numerose…”vittime del sistema“.